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Tutti a casa, ironia e dramma per raccontare la fine della Guerra

di Anita Galvano -

Tutti a casa, pellicola firmata da Luigi Comencini nel 1960, racconta le vicende di un manipolo di “soldatuncoli” capitanati dal sottotenente Alberto Innocenzi (Alberto Sordi) che, appresa la notizia della fine della guerra, decidono di rimettersi in viaggio per tornare finalmente a casa. Lungo il cammino, ignari del reale evolversi degli eventi bellici, si imbattono in una serie di rocambolesche avventure che consolideranno, anche drammaticamente, la loro amicizia.


Tutti a casa è un film che riesce a parlare della Seconda Guerra Mondiale unendo ironia e dramma; un capolavoro che riporta indietro nel tempo, all’armistizio dell’8 settembre del 1943.

Nell’opera ci sono tutti gli stilemi della commedia all’italiana, l’analisi sociale e storica in chiave umoristica, i protagonisti imbarcati in un’impresa al di sopra delle proprie possibilità e, infine, la morte. Anche qui, infatti, il dramma è dietro l’angolo, pronto a trasformare un sorriso in una lacrima. Oltre ad Alberto Sordi – la cui parte inizialmente doveva essere affidata a Vittorio Gassman – nella pellicola troviamo altri grandi attori italiani, tra cui Eduardo De Filippo.


Pur essendo ambientato in varie regioni d’Italia, molte scene del film sono state girate a Livorno, città che più di altre portava ancora addosso i segni dei bombardamenti. E così, a far da sfondo alla vicenda, si scorgono le zone portuali, via delle Sorgenti, la Puzzolente, il Complesso della Gherardesca in via Galilei, le colonie fasciste del Calambrone e un affascinante – quanto triste – quartiere Venezia ancora raso al suolo.

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